150 persone a ProPublica. L’intero organico del sindacato. Scioperano oggi — prima volta nella storia di questa onlus.
Per cosa? AI. Licenziamenti. Stipendi. I soliti noti nella spirale mortale infinita del giornalismo.
Perché i reporter di ProPublica odiano l’AI proprio ora
Guardate, ProPublica non è roba da poco. Macchina investigativa da urlo, marchio nonprofit scintillante. Ma la nuova policy sull’AI della dirigenza? Piovuta come una bomba unilaterale. Niente negoziati. Solo “ecco come stanno le cose”.
Mark Olalde, membro del comitato di trattativa, la inchioda:
«Le linee guida sono un filo vaghe, perché c’è un accordo generale sul fatto che non usiamo [l’AI] per scrivere, né per creare foto, video o robe del genere, almeno per ora.»
Vaghe. Parola perfetta. Lasciano margine per qualunque idea balzana agli exec. Il sindacato ha già sporto denuncia per pratica antisindacale. Bravi.
Le opinioni in redazione sono divise, ovvio. Qualcuno vede l’AI come un fulmine per compiti noiosi — fogli Excel, parsing di dati. ProPublica l’ha usata pure per indagini sul dietrofront DEI. Va bene. Ma sostituire il reporting puro? Neanche per sogno.
Katie Campbell, membro del sindacato, va dritta al punto:
«Penso che ci siano momenti in cui si possa usare in modo etico, corretto e preciso come strumento, ma quando inizia a sostituire il lavoro umano e le funzioni base che gli umani fanno meglio, ecco che lì alcuni iniziano a patire.»
Patire. Eufemismo. Hanno una fifa boia.
E la mia opinionaccia — quella che non trovate nel comunicato stampa: questa puzza di guerre dei giornali anni ‘80. Vi ricordate? I computer hanno spazzato via i tipi. I sindacati urlavano. La dirigenza prometteva riqualificazioni. Poi piovevano lettere di licenziamento. ProPublica? Stesso copione, edizione AI luccicante. Le onlus non sono immuni alla febbre del risparmio.
La policy AI di ProPublica è solo un’esca per licenziamenti?
Il sindacato vuole regole di “giusta causa” per i licenziamenti. Protezioni anti-tagli. Diritti di input sull’AI. Trasparenza pubblica quando i bot toccano gli articoli. Roba basilare. Ma la dirigenza nicchia — due anni di negoziati.
Hanno autorizzato lo sciopero a marzo. Ora è realtà. 24 ore. Piquetr digitale incluso — oggi niente clic su ProPublica, gente.
Altre redazioni? Reazioni miste. Il New York Times usa l’AI per i documenti Epstein. Fortune? L’AI sforna articoli come formaggio industriale scadente. A ProPublica? Diffidenza. Saggia.
Ma — colpo di scena — il sindacato copre tutti. Reporter. Editor. Pure i tipi di sviluppo e prodotto. L’AI non minaccia solo i scrivani. Automatizza pure l’admin. L’intera organizzazione trema.
La dirigenza? Zitta. No comment. Classico. Si nasconde dietro l’aura da onlus mentre trama efficienze. Efficienze = meno stipendi.
Perché uno sciopero di ProPublica ti riguarda da vicino?
Il giornalismo è la canarina nella miniera AI. Se ProPublica — calamita Pulitzer — non si blinda le protezioni, chi ci riesce? Il tuo feed si riempie di brodaglia bot più in fretta.
Sindacalizzati dal 2023. Trattative? Inpantinate. Stipendi indietro. Licenziamenti all’orizzonte — AI o no. I fondi onlus tirano la cinghia; i donatori adorano l”innovazione”, odiano gli aumenti.
Previsione: scatena un’onda. Capitoli NewsGuild ovunque a studiare clausole AI. Come quelle dello sciopero hollywoodiano sull’AI l’anno scorso. Gli sceneggiatori hanno strappato barriere di sicurezza. I giornalisti? Tocca a loro.
Ma la versione di ProPublica? Risoluzione muta. Appello pubblico. “Rispettate il piquet.” Coraggioso. Disperato.
Sotto la superficie: gli umani scavano la verità. L’AI allucina. La dirigenza corre dietro al risparmio. Lo sciopero dice: non con noi.
Il casino più grande dell’AI nel giornalismo
L’editor AI di Fortune? Centinaia di articoli. Senza anima. ProPublica giura di no. Eppure la policy è fumosa. “Non per scrivere… per ora.”
Il sindacato vuole tutto