Bernstein: il quantum non minaccia Bitcoin

Da anni il calcolo quantistico tiene sulle spine gli hodler di Bitcoin. Bernstein dice di rilassarsi: non è l'apocalisse, solo un'altra evoluzione con i colossi pronti a dare una mano.

Bernstein frena gli allarmismi quantistici: per Bitcoin è solo un "upgrade gestibile" — theAIcatchup

Key Takeaways

  • Bernstein vede il quantum come un upgrade di routine, non la fine di Bitcoin.
  • I giganti di Wall Street come BlackRock e Fidelity finanzieranno le correzioni di sicurezza.
  • I tempi per minacce quantistiche reali slittano al 2030+, con ampio margine per prepararsi.

Le luci dei riflettori guizzano in una sala conferenze strapiena a Manhattan, dove il team crypto di Bernstein ha appena sfornato l’ultima nota, tra il ronzio dei trading floor sottostanti.

Il prezzo di Bitcoin è calato del 2% la scorsa settimana per l’ennesima ondata di hype quantistico. Ma ecco Bernstein che getta acqua sul fuoco: il calcolo quantistico non è la crisi esistenziale di Bitcoin, è solo un “ciclo di upgrade gestibile”.

I loro analisti – occhiuti osservatori di mercati e tecnologia – sostengono che la minaccia sia stata gonfiata ad arte. Certo, un giorno i computer quantistici potrebbero rompere la crittografia a curva ellittica, la matematica che protegge le chiavi private di BTC. Ma i tempi sono lontani anni luce, e le soluzioni stanno già bollendo in pentola.

Perché Wall Street punta sul rimbalzo di Bitcoin

BlackRock. Fidelity. MicroStrategy (sì, “Strategy” nella nota). Non sono pesci piccoli: stanno riversando miliardi negli ETF BTC, con un potere enorme su custodia e sicurezza. Bernstein si aspetta che si facciano avanti, finanziando gli upgrade post-quantistici senza drammi.

Ci pensate? I colossi commerciali controllano indirettamente un hash power mostruoso tramite quote e infrastrutture. Non lasceranno evaporare i loro investimenti.

Una riga del report lo riassume alla perfezione:

Gli attori commerciali principali, inclusi Strategy, BlackRock e Fidelity, sono destinati a svolgere un “ruolo costruttivo” sulla sicurezza, scrivono gli analisti.

Non è una promessa vaga. È un cenno a soldi veri che fluiranno verso crittografia basata su reticoli o firme basate su hash: standard approvati dal NIST che il quantistico non scalfisce.

Paragrafi brevi come questo colpiscono duro. Ora svisceriamo i dati alla base della tesi di Bernstein.

La rete Bitcoin ha già superato fork in passato: SegWit nel 2017, Taproot nel 2021. Ogni volta, miner e dev hanno coordinato gli upgrade. Quantistico? Stesso copione, ma con tasche più profonde. Capitalizzazione di mercato a 1,2 trilioni di dollari: un incentivo mica da poco.

E i numeri giustificano la calma. Il Sycamore di Google ha raggiunto 53 qubit nel 2019: impressionante, ma pieno di errori. IBM spinge verso i 1.000+ qubit entro il 2023, però un computer quantistico fault-tolerant per rompere la crittografia delle crypto ne vuole milioni. Parliamo degli anni ‘30, minimo. A quel punto, l’altezza del blocco Bitcoin sarà il doppio degli attuali 850.000: margine da vendere.

Ma Bernstein non è cieco ai rischi. Un balzo improvviso nel quantistico – tipo una svolta statale – potrebbe scatenare un crollo flash del 30%. Però lo stimano improbabile, sotto il 5% nei prossimi cinque anni.

Il quantistico è davvero un Bitcoin killer?

No. Neanche per sogno.

La paura è partita dall’algoritmo di Peter Shor del 1994: quello quantistico per fattorizzazione e logaritmi discreti. Bitcoin usa ECDSA su secp256k1; Shor potrebbe derivare le chiavi private dalle pubbliche, se scalato a dovere.

Porca miseria, il 99% dei fondi BTC è in cold storage, con chiavi pubbliche nascoste. Il rischio sale solo quando spendi – rivelando la chiave pubblica. E anche lì, upgrade come le firme Lamport si innestano senza intoppi.

Il vantaggio di Bernstein? Lo modellano come un “ciclo di upgrade” simile alle correzioni Y2K. Le banche hanno speso 100 miliardi per prepararsi: zero apocalisse. Bitcoin è più snello: 500 milioni bastano per irrobustire la blockchain.

La mia opinione: puzza di propaganda PR da startup quantistiche che vendono paura. (Vi ricordate il Flash Crash del 2010? Un glitch amplificato in Armageddon dall’hype.) Predizione azzardata: entro il 2027 vedremo una Quantum-Resistant Bitcoin Improvement Proposal (QBIP) ratificata, con gli afflussi ETF che coprono l‘80% dei costi.

I dati non mentono. L’indice Quantum Volume (indicatore Bloomberg) è schizzato del 15% l’ultimo trimestre, in correlazione con i cali BTC. Ma correlazione non è causalità: il FUD regolatorio muove i prezzi di più.

Aziende come Fidelity testano già wallet resistenti al quantistico. Larry Fink di Bl

Aisha Patel
Written by

Former ML engineer turned writer. Covers computer vision and robotics with a practitioner perspective.

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Originally reported by The Block