Espansione di Coinbase nel trading azionario in Australia

Immagina di tradare azioni Apple alla velocità delle crypto, senza i soliti ritardi dei broker tradizionali. La licenza australiana di Coinbase l’ha appena resa realtà per 27 milioni di australiani.

Logo Coinbase con bandiera australiana e grafici azionari che si fondono in blockchain

Key Takeaways

  • L'AFSL di Coinbase abilita trading azionario e prodotti TradFi in Australia, mescolando velocità crypto con finanza regolata.
  • Punta ai superannuation fund da 3,1T$, ampliando l'accesso crypto per il 33% degli aussie esposti.
  • Prevede uno shift simile al disruption NASDAQ anni '70, potenzialmente elevando l'Australia a hub digitale APAC.

Il tuo fondo superannuation ha appena ricevuto una turbina. È la promessa dietro la nuova licenza AFSL di Coinbase in Australia: per quel 33% di australiani che già fanno trading con le crypto, non è solo un altro vantaggio dell’exchange. Sono azioni, futures, opzioni, pagamenti, tutto che incontra l’efficienza brutale della blockchain, dritto nel tuo gruzzolo per la pensione.

E il colpo di scena è questo: mentre i politici si danno pacche sulle spalle per una ‘regolazione oculata’, Coinbase non sta lì ad aspettare. Si è accaparrata un’AFSL, passando sotto lo stesso scrutinio di CommSec o NAB: regole di disclosure, governance, protezioni per i consumatori. Ma promette il vantaggio delle crypto: esecuzioni sotto il secondo sui perpetual azionari, e poi le vere azioni. John O’Loghlen, il loro boss APAC, lo dice senza giri di parole.

«Puntiamo a competere con i servizi finanziari tradizionali su trading azionario, pagamenti e altri prodotti TradFi, con la velocità e l’esecuzione delle crypto.»

Pum. Non è aria fritta, è l’architettura che parla. I binari crypto – pensa ai perpetual per iniziare – schivano i tempi di regolamento zoppicanti dei broker quotati su ASX. T+2? Dimenticatelo. Coinbase ci spalma sopra i super fund, dove 3,1 trilioni di dollari se ne stanno fermi, bramando rendimento.

Perché l’AFSL di Coinbase conta davvero per i trader australiani?

Guardate, la scena crypto australiana ribolle: esposizione al 33% ora, un pelo in più rispetto all’anno scorso, secondo Independent Reserve. La gente non fa solo HODL, spende crypto al bar per il caffè. Ma la regolazione? Un patchwork raffazzonato. A febbraio, gente come O’Loghlen si lamentava con Cointelegraph del boom di utenti contro la burocrazia.

Ecco il Corporations Amendment (Digital Assets Framework) Bill 2025. Approvato il 1° aprile, assenso reale in arrivo, efficace tra un anno. Crea regole crypto senza infilarle a forza nelle scatole fiat vecchie. Coinbase ha colpito: AFSL in mano, stanno assumendo avvocati, esperti compliance, marketer da TradFi. Non gesti simbolici, muscoli veri.

Conta perché ribalta tutto. I comuni mortali – il barista con 5mila dollari in super, il manovale che accumula sats – un’app sola per Bitcoin e azioni BHP. Niente inferno di switch tra app. E velocità? La macinatura 24/7 delle crypto contro il sonnellino 9-5 dei broker. Ma attenzione allo scetticismo. Coinbase parla di ‘exchange totale’, ma perpetual prima? È crypto travestita da azioni, non il pacco completo. Azioni vere significano grattacapi custody, guerre di market making.

Paragrafo secco: stanno costruendo il ponte, ma reggerà?

Le exchange crypto possono davvero sorpassare i broker azionari australiani?

Ma andiamo a fondo: il ‘come’ si nasconde nello stack. Coinbase non reinventa i binari, li forkka da TradFi. L’AFSL gli impone di giocare secondo il libro di ASIC: best execution, niente front-running. Eppure il loro asso? Settlement on-chain in anteprima, swap atomici che sfumano i confini asset. Ricordate il blitz di Robinhood nel 2013? Commissioni zero hanno sventrato le fee dei broker. Coinbase lo copia, ma globale, senza confini.

Ecco la mia visione unica, assente dal comunicato stampa: riecheggia la nascita del NASDAQ negli anni ’70. Allora, il trading elettronico ha frantumato i trader da club del floor NYSE. Coinbase – con il suo firehose API – fa lo stesso in Oz. Previsione? Entro due anni, il 10% del volume azionario aussie via ibridi crypto. I super fund accorreranno, la torta da 4,5 trilioni AUD si cospargerà di crypto. Rischi? Hack dalla Corea del Nord (vedasi il casino Drift), o la multa da 6,9M a Binance per scivoloni onboarding. Le assunzioni di Coinbase urlano ‘abbiamo imparato’.

O’Loghlen di nuovo: «Una regolazione oculata fa bene ai clienti, all’industria e all’ambizione australiana di essere una leading digital economy nel Pacifico asiatico.» Giusto. Ma lo è? La MAS di Singapore già corre su tokenizzazione. L’Australia insegue, e Coinbase potrebbe

Priya Sundaram
Written by

Hardware and infrastructure reporter. Tracks GPU wars, chip design, and the compute economy.

Worth sharing?

Get the best AI stories of the week in your inbox — no noise, no spam.

Originally reported by Cointelegraph