Max Toderian dà un’occhiata alla mail mentre si fa il caffè. Un altro term sheet. Stavolta 1,8 miliardi di valutazione, su dai 1,2 del mese scorso. Niente team. Niente ufficio. Solo codice, caffè e un’AI spietata che fa a pezzi gli affari di acquisti B2B.
Ed ecco l’azienda AI da 1,8 miliardi gestita da uno solo di cui tutti bisbigliano: Procura.ai. Costruita a mani sole da Toderian, ex ingegnere Google che ha mollato il Big Tech due anni fa. La sua scommessa? L’AI può sventrare le budella grasse degli acquisti aziendali. Basta con gli RFP che durano sei mesi. Basta con i team di procurement annegati nei fogli Excel. Il suo bot fiuta fornitori, contratta prezzi, prevede pure le carenze prima che il CFO sbatta le palpebre.
Una nuova classe di business, alimentata da una nuova classe di tecnologia, inizia a sfidare le certezze su scala organizzativa e complessità.
È la frase tratta dal manifesto fresco di zecca di Procura – suona profonda, eh? Ma leviamo la poesia: è un tizio solo con LLM sottoposti a fine-tuning su dati di procurement, che raschiano cataloghi fornitori e lanciano aste in pochi secondi. Primi utenti? Una manciata di Fortune 500 che la provano sul tail spend – quei noiosi acquisti da 50mila dollari in gadget che però si accumulano. Risultati? Dicono risparmi del 20-30%. Roba forte, se vera.
Ma fermi tutti.
Come diavolo fa un tizio solo a valere miliardi?
Toderian è partito da modelli open source, li ha incollati a dataset pubblici di procurement (tipo gare governative, filing SEC). MVP tirato su in poche settimane. Primo assegno: 10 milioni da scout di a16z, che fiutano sangue nel mercato B2B stagnante – 20 trilioni di spesa globale, quasi tutta manuale e noiosa. Ora? Serie C post-money a 1,8 miliardi, guidata da Sequoia. Zero personale perché l’AI fa il 99%: onboarding clienti via chat, supporto con bot, persino demo di vendita generate in automatico.
Furbo. Scalabile. O no?
Ho già visto questo film. Anni ‘90? Dev solitari che vendevano tool e-commerce, valutazioni alle stelle solo per i clic. Pets.com aveva più staff che cervello. La svolta di Toderian – la mia chicca unica – è che sfrutta il vero asso dell’AI: costo marginale zero per utente. Niente server che esplodono sotto carico; l’inferenza gira su crediti cloud. Ma il problema: il B2B enterprise non è un’app virale da TikTok. I CIO pretendono SLA, audit, responsabilità se l’AI combina un pasticcio su un contratto da 10 milioni.
Una causa, e puff – il one-man show crolla.
D’accordo, Toderian non è uno sprovveduto. Si allea presto con Coupa e SAP, si infila come middleware. Ricavi? Già 15 milioni di ARR da pilot, per lo più fee basate sull’uso. Ma 1,8 miliardi? Sono 120 volte i ricavi forward. I VC scommettono su un’acquisizione – Oracle o SAP piomba sulla tech, Toderian incassa e si compra lo yacht.
Gli acquisti B2B sono maturi per questa disruption AI da solista?
Il procurement B2B è un dinosauro. Solo il tail spend – 30% del totale – buttato in acquisti maverick. L’AI di Toderian reverse-engineera fatture, fiuta maggiorazioni, lancia RFP automatiche su 10mila fornitori. Le demo mostrano che contratta del 15% meglio degli umani, citando dati di mercato in tempo reale.
Il punto. Gli umani sono negati per queste cose. I pro del procurement passano il 40% del tempo a inseguire approvazioni, non valore. L’AI? Instancabile. Ma il cinico che è in me si chiede: allucina contratti? Dicono che i bug iniziali sono stati fixati con fine-tuning su dati sintetici. Certo, ma decisioni black-box su acquisti ad alto rischio? I board impazziscono.
Allarghiamo il campo. Non è solo Procura. È il futuro – o l’illusione – dei nativi AI. Niente assunzioni imposte dai VC. Niente gonfiore HR. I founder codano fino alle 3 di notte, testano feature in A/B da soli. Ne abbiamo viste scintille: il founder di Midjourney ha retto da solo a un run-rate da 1 miliar